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Diabete di tipo 2: addio alle cure a base di insulina?

In attesa della giornata mondiale del diabete, che cade il 14 novembre, possiamo apprezzare un’importante novità che arriva dall’Olanda. Di cosa si tratta? Di un grande passo avanti per i pazienti affetti da diabete di tipo 2, che potrebbero dire addio alle iniezioni di insulina.

La svolta nella cura del diabete di tipo 2

La svolta per i malati di diabete di tipo 2 potrebbe arrivare da una cura basata sulla distruzione della membrana mucosa dell’intestino tenue, con la conseguente ricostruzione da parte dell’organismo, processo che potrebbe portare a una stabilizzazione degli zuccheri nel sangue.

La cura in questione è già stata sperimentata su 50 soggetti affetti da diabete di tipo 2. I risultati? Un riscontro di efficacia anche dopo un anno dall’inizio della terapia.

Entrando nel dettaglio della procedura, bisogna ricordare che parte tutto dall’inserimento di un tubo nella bocca del paziente. Il tubo in questione viene fatto scendere fino a quando non raggiunge l’intestino tenue. La distruzione della membrana mucosa interna viene concretizzata tramite il calore generato da un palloncino che si trova all’apice del tubo e che viene gonfiato una volta raggiunto l’intestino tenue.

Per riformare la mucosa distrutta il corpo ci mette due settimane, con conseguenti miglioramenti per lo stato di salute dell’ammalato.

I vantaggi della nuova cura contro il diabete di tipo 2

Gli scienziati che hanno messo a punto questa cura ipotizzano una correlazione tra l’assorbimento delle sostanze nutrienti da parte della mucosa dell’intestino e lo sviluppo della resistenza insulinica nei pazienti affetti da diabete di tipo 2.

La procedura appena descritta avrebbe diversi vantaggi. Innanzitutto, consente di dire addio alle iniezioni quotidiane o almeno di posticiparne l’inizio. Oltre a ciò, la cura porterebbe dei benefici riguardanti il minor rischio di patologie cardiovascolari, di cecità e di insufficienza renale, patologie universalmente note come complicazioni del diabete.

I risultati raggiunti fanno ben sperare, ma ci sono ancora diversi dubbi da chiarire. In primo luogo è necessario capire se è sufficiente un solo trattamento o se siano necessarie più procedure nel corso della vita.

Per sciogliere questo e altri interrogativi si sta effettuando un grande studio, reclutando pazienti affetti da diabete di tipo 2 e di età compresa tra i 18 e i 75 anni.

Diagnosticare il diabete prima che si manifesti

Concludiamo citando un’altra novità importantissima per chi soffre di diabete. Secondo uno studio giapponese, sarebbe infatti possibile notare elevati livelli di glucosio nel sangue e resistenza all’insulina già da prima della manifestazione delle condizioni pre-diabetiche. In questo modo, potrebbe essere possibile iniziare il trattamento con largo anticipo.

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