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In Italia si vive di più ma nascono pochi bambini

Gli italiani hanno una speranza di vita tra le migliori al mondo, pari a 83,2 anni. Il problema del Bel Paese è però legato alle culle vuote. A farci compagnia con il primato di bassa natalità ci pensano anche Cipro, Singapore, Spagna, Portogallo e Corea del Sud. La situazione è talmente seria che, numeri alla mano, l’Italia risulta un Paese in cui il numero di nati non è sufficiente a mantenere l’attuale popolazione.

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I dati in merito sono emersi dal Global Bourden of Disease del 2017 e sono stati da poco pubblicati sulla rivista Lancet. Alla base della loro elaborazione c’è il lavoro di più di 3000 collaboratori provenienti da 136 Paesi.

L’analisi in questione ha richiesto l’esame di ben 38 miliardi di dati relativi a più di 800 malattie e a circa 40 fattori di rischio. Si tratta di un sistema di misurazione della salute messo a punto nel 1991 su richiesta della Banca Mondiale.

Luca Ronfani, pediatra epidemiologo coordinatore della prossima edizione italiana di questo lavoro, ha sottolineato la positività del dato sulla speranza di vita che, come abbiamo già ricordato, è pari a 83,2 anni pro capite.

L’edizione italiana, partita a ottobre 2018, continuerà fino a maggio 2020, coinvolgendo oltre 40 ricercatori.

Tornando alla situazione attuale, tra le principali cause di morte si possono trovare in primo piano i disturbi cardiovascolari, seguiti dai tumori e dalle malattie neurologiche. Interessante è il raddoppio, da 1990 ad oggi, dei casi di morte per morbo di Alzheimer. Sono saliti in classifica anche la cardiopatia ipertensiva e l’ictus.

I dati del Global Burden of Disease sono importanti anche per un altro motivo. Aiutano infatti a inquadrare anche le patologie che generano disabilità, come per esempio il mal di testa e il dolore cervicale, fornendo indicazioni molto utili a chi si occupa di politica sanitaria e con l’obiettivo di abbattere la spesa pubblica nel settore.

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