
Capita spesso di trovarsi davanti a una confezione di calze compressive e leggere numeri come 15, 20 o 30 mmHg senza avere la minima idea di cosa significhino realmente. Dietro questa sigla si nasconde infatti un intero sistema di classificazione che determina l’efficacia terapeutica del prodotto e la sua sicurezza d’uso. In questo articolo vedremo insieme come leggere correttamente i livelli di compressione, capendo finalmente la differenza tra le varie classi di compressione graduata.
Cos’è il mmHg e come si misura la compressione graduata
Partiamo dalle basi, perché come ben saprai non tutti hanno dimestichezza con questa unità di misura. Il mmHg, ovvero millimetri di mercurio, è il parametro utilizzato per definire la pressione esercitata dalla calza sulla caviglia, punto di partenza da cui si sviluppa tutta la compressione graduata. Non si tratta di un valore fisso e uniforme lungo tutta la gamba: chiaramente la pressione è più alta in corrispondenza della caviglia e diminuisce progressivamente salendo verso il polpaccio e la coscia. Questo meccanismo, tutt’altro che casuale, serve a spingere il sangue verso l’alto favorendo il ritorno venoso e sostenendo la circolazione, in pratica una sorta di piccola pompa esterna che lavora insieme ai muscoli della gamba. Le calze puramente preventive, va detto, funzionano diversamente rispetto a quelle compressive medicali: le prime esercitano una resistenza passiva contro il gonfiore, mentre le seconde applicano una pressione attiva e mirata sulle vene, impedendo loro di dilatarsi eccessivamente. Se stai cercando un modello adatto a supportare le gambe stanche e gonfie, puoi dare un’occhiata a queste calze a compressione graduata per gambe gonfie, pensate proprio per questo tipo di esigenza quotidiana.
Quando si parla davvero di compressione: la soglia dei 15-18 mmHg
Ti starai chiedendo se ogni calza definita “contenitiva” possa considerarsi realmente compressiva, e la risposta è no. Esiste infatti una soglia precisa sotto la quale non si può parlare di vera compressione graduata, ovvero i 15-18 mmHg. Al di sotto di questo valore le calze non esercitano un’azione compressiva significativa, ma agiscono più che altro come semplice coadiuvante, utile magari per una giornata di piedi in ufficio ma non certo per trattare un problema circolatorio conclamato. Superata questa soglia, invece, si entra nel territorio delle vere e proprie classi terapeutiche, quelle che i medici prescrivono in presenza di patologie venose specifiche. Nota bene: molti prodotti in vendita senza obbligo di prescrizione si posizionano proprio nella fascia 15-20 mmHg, pensata per un utilizzo quotidiano e preventivo, particolarmente indicata per chi lavora molte ore in piedi o seduto.
Le normative di riferimento: RAL GZ 387 e UNI ENV 12718
Arrivato a questo punto è giusto fare un po’ di chiarezza su un aspetto che spesso genera confusione, ovvero le normative che regolano la produzione di questi dispositivi. In Italia il riferimento più diffuso è la normativa tedesca RAL GZ 387, che stabilisce quattro classi distinte di compressione in base ai valori di pressione esercitati. Al contempo, alcuni produttori fanno riferimento a uno standard differente, la UNI ENV 12718, una normativa europea sperimentale che propone una classificazione leggermente diversa da quella tedesca. Attenzione, perché questo dettaglio non è affatto secondario: significa che i valori mmHg associati a una determinata classe possono variare leggermente da un brand all’altro, motivo per cui è sempre consigliabile verificare l’etichetta del prodotto piuttosto che affidarsi esclusivamente al numero della classe. Un buon metodo è quello di controllare sempre il range specifico indicato in mmHg, così da avere la certezza del livello di compressione reale.
Le 4 classi di compressione spiegate una per una
Ora che hai compreso le basi, possiamo entrare nel vivo della classificazione vera e propria. La Classe I, quella leggera, si colloca generalmente tra i 15 e i 20 mmHg ed è indicata per la prevenzione, la circolazione lenta, il gonfiore serale e i lunghi viaggi: è la scelta più confortevole per chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di prodotto, e non richiede prescrizione medica. La Classe II, quella media, sale fino a 30 mmHg circa ed è pensata per situazioni cliniche più definite come insufficienza venosa moderata, varici evidenti, edema ricorrente o recupero post intervento: qui il parere medico diventa importante, meglio ancora se supportato dal consulto di uno specialista come l’angiologo. La Classe III, quella alta, arriva fino a circa 40 mmHg e viene prescritta in presenza di patologie venose più severe, mentre la Classe IV, quella massima, supera addirittura i 49 mmHg ed è riservata a casi terapeutici particolarmente delicati, come pazienti allettati o situazioni di grave insufficienza venosa. Un elemento da non trascurare: quando compaiono segni avanzati di sofferenza dei tessuti, come pigmentazione della pelle o ulcere già cicatrizzate, i livelli di compressione richiesti aumentano notevolmente, con tutte le difficoltà pratiche che questo comporta nell’indossare il tutore quotidianamente.
Denari o mmHg? Come leggere le due unità di misura
Potresti aver notato che alcune calze, soprattutto quelle più simili a una calzetteria tradizionale, riportano il valore in denari anziché in mmHg, ed è qui che nasce spesso confusione. In sostanza il denaro (Den) misura lo spessore del filato, non la pressione esercitata, ma nella pratica commerciale viene spesso associato a un range di compressione indicativo. Un modello da 40 Den corrisponde solitamente a una compressione di 8-12 mmHg, indicata per alleviare stanchezza e affaticamento leggero. Salendo, i 70 Den si avvicinano ai 12-17 mmHg, adatti a chi ha una tendenza alle vene varicose o si trova in gravidanza. I 140 Den, invece, si collocano generalmente tra i 18 e i 22 mmHg, un valore già più terapeutico, indicato per insufficienza venosa cronica leggera. Infine i 280 Den raggiungono i 22-27 mmHg, pensati per situazioni più impegnative come prevenzione della trombosi o recupero post chirurgico. Fin qui tutto chiaro? La cosa importante da ricordare è che il denaro non sostituisce mai il dato in mmHg quando si tratta di scegliere una calza con finalità terapeutica.
Quando serve la prescrizione medica
Non male vero, tutta questa classificazione? Ma arriviamo a un punto pratico che sicuramente ti interessa: quando è obbligatorio rivolgersi a un medico prima di acquistare le calze. Come regola generale, superati i 20 mmHg il parere medico diventa fondamentale, sia per individuare la classe corretta sia per escludere eventuali controindicazioni. Infatti, sebbene la legge non richieda sempre una prescrizione formale per le classi più elevate, nella pratica la maggior parte delle farmacie non distribuisce calze con compressione alta senza un documento del medico curante. Per questo motivo, se non hai patologie venose diagnosticate, puoi generalmente orientarti su prodotti tra 8 e 20 mmHg per la gestione quotidiana di gonfiore e pesantezza, mentre per qualsiasi valore superiore ti consigliamo di non procedere senza un consulto specialistico.
Calze a compressione graduata per lo sport: quale classe scegliere
Magari sei un runner o pratichi sport che richiedono lunghe ore di attività fisica, e in questo caso le calze compressive diventano un alleato particolarmente utile. Le stesse classi utilizzate in ambito terapeutico si applicano infatti anche al mondo sportivo, con qualche accortezza in più. In generale, per chi corre o si allena regolarmente, è consigliabile non superare la Classe II, poiché le classi III e IV sono pensate per contesti clinici differenti e potrebbero risultare più dannose che utili se applicate all’attività fisica. Chiaramente il contesto fa la differenza: chi corre in montagna, ad esempio, affronta sbalzi di pressione che possono aggravare fastidi come vesciche, pruriti e senso di pesantezza diffuso, motivo per cui le calze a compressione graduata dovrebbero far parte del kit essenziale per chi pratica trail running o attività in quota.
Come scegliere il livello di compressione giusto per te
Arrivato a questo punto hai tutti gli strumenti per orientarti tra classi, mmHg e denari senza più fare confusione. Ti consigliamo di partire sempre dalla Classe I se ti avvicini per la prima volta a questo tipo di prodotto, per poi valutare eventualmente un salto di livello insieme al tuo medico se i sintomi dovessero essere più marcati. La scelta, in ogni caso, non dovrebbe mai partire dal modello o dal colore della calza, ma dalla tua reale condizione: perché ne hai bisogno, qual è lo stato delle tue gambe e quale pressione risponde davvero alla tua esigenza. Vanno considerati anche aspetti pratici come la stagionalità, con filati più leggeri in estate e microfibre più calde in inverno, oltre a dettagli come la presenza di un bordo in silicone per una migliore tenuta.
